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24/02/2017 - Succede in Cittą / Eventi

IL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI : PRESENTATO DOCUMENTO FINALE

Marango: Progetto "FARE COMUNE" sul Tema dei Richiedenti Asilo e Rifugiati

24 Febbraio 2017


"FARE COMUNE"

  

Comunicato stampa

 

Presentato il Documento finale

sul tema dei Richiedenti asilo e rifugiati

 

 Lunedì 20 febbraio 2017

- Monastero di Marango di Caorle (VE) -

 

E’ stato presentato questa sera, presso l’aula Dossetti del monastero di Marango, il documento finale del progetto “Fare Comune” sul fenomeno delle migrazioni: il sistema di protezione internazionale, richiedenti asilo e rifugiati. Tale documento è stato redatto sulla base del confronto delle esperienze emerse nel corso del seminario tenutosi il 5 Novembre 2016 su tale tema.

Il progetto “Fare Comune”, costituito da associazioni del territorio del Veneto orientale e da cittadini che hanno a cuore l’edificazione del bene comune, si propone di elaborare delle proposte concrete da offrire in modo particolare a chi amministra i territori.

Il documento, presentato alla stampa e diffuso a tutti i Sindaci, Amministratori e cittadini partecipanti al seminario, è composto da 8 paragrafi nei quali si cerca non solo di spiegare il fenomeno delle migrazioni, il contesto normativo vigente, il sistema di accoglienza, il ruolo della politica e delle istituzioni, ma anche di promuovere una rete comunitaria, un’accoglienza diffusa in tutto il Veneto orientale.

Sei sono le azioni ritenute prioritarie per la gestione del fenomeno delle migrazioni:

1 accrescere la consapevolezza e l’informazione sul fenomeno

2 realizzare progetti di accoglienza diffusa

3 dare priorità allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e promuovere progetti di welfare   generativo

4 promuovere un approccio di rete di persone, famiglie, associazioni ed istituzioni

5 attivare per i richiedenti asilo progetti individualizzati

6 snellire le procedure per il riconoscimento dello status di soggetto con diritto alla protezione internazionale

Il documento rimane aperto per quanti vorranno intervenire con revisioni sull’elaborato.

L’incontro si è concluso con la presentazione del prossimo seminario di Sabato 4 marzo, ore 9.30-12.30, sul tema “L’Azzardo non è un gioco”.

 

 

FARE COMUNE

Monastero di Marango, Strada Durisi, 12 30021 Caorle (VE)

Giorgio Scatto 389 53 65 643  - Segreteria 0421 88142

farecomune2016@gmail.com

 

 


 

Progetto “FARE COMUNE” 

IL FENOMENO DELLE MIGRAZIONI.

IL SISTEMA DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE

RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI

 

DOCUMENTO FINALE

 

PREMESSA

Siamo di fronte ad un fenomeno epocale e globale che, peraltro, si ripete nel corso della storia, che non ammette semplificazioni, chiusure e strumentalizzazioni. Richiede una visione e richiama le prospettive dell’emergenza, dell’integrazione e dell’accoglienza e coinvolge attivamente le Istituzioni, la comunità, le famiglie e le persone singole. Il tema, fra l’altro, ci interroga su noi stessi, sulla nostra cultura, sulle nostre verità. E’ un momento che induce a riflettere sul significato dell’attuale convivenza civile e quella delle generazioni a venire.

Questo è un tema che richiama la solidarietà e la corresponsabilità; vi sono tre livelli in cui devono essere esercitate: a livello istituzionale, a livello sociale/comunitario ma anche a livello personale/familiare.

1 - PERCHE' RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI

I migranti sono coloro che lasciano il proprio Paese o Regione per stabilirsi altrove, spesso alla ricerca di una vita migliore. Nella fattispecie parliamo di persone sottoposte a migrazioni forzate, ossia causate da conflitti (purtroppo ormai esplosi nelle città e che colpiscono particolarmente e drammaticamente i civili, costretti così a lasciare le loro città per sfuggire alla sofferenza e alla morte), da persecuzioni politiche, religiose o razziali e, più in generale, da situazioni radicalmente incompatibili con la dignità della persona umana e/o da drammatiche situazioni economiche dei Paesi colpiti da condizioni climatiche come la siccità permanente. Le condizioni geopolitiche dei loro Paesi di provenienza spiegano il fenomeno.

Si tratta, in prima istanza, da un punto di vista normativo, di migranti irregolari, nel senso che sono cittadini di un Paese terzo che non soddisfa, o non soddisfa più, le condizioni di ingresso stabilite all'articolo 5 del Codice delle frontiere “Schengen” o altre condizioni di ingresso, soggiorno o residenza vigenti in quello Stato membro. Nel contesto internazionale sono coloro che, a seguito di un ingresso non autorizzato o della scadenza del titolo di ingresso e soggiorno, non possiedono “uno status giuridico” nel paese di transito o di accoglienza.

Per ciò stesso questi migranti sono nelle condizioni di richiedenti asilo, secondo le norme internazionali e nazionali ed il nostro Paese, al pari degli altri, dovrà verificare se esistano le condizioni soggettive ed oggettive che consentano loro di acquisire lo “status” di persona meritoria di protezione internazionale, o sussidiaria od umanitaria. 

La norma distingue fra chi fugge dalla guerra, da persecuzioni o da regimi dittatoriali ed i cosiddetti migranti economici. Pur comprendendo la norma e le sue ragioni è difficile trovare una soluzione a riguardo anche perché le cause della povertà, della disuguaglianza e del sottosviluppo sono strutturali.

Vi è un’aspirazione naturale a migliorare le proprie condizioni ed il proprio progetto di vita. Molti dei richiedenti asilo non vogliono tornare e vogliono mettere radici; questo anche in un contesto demografico favorevole.

Naturalmente queste situazioni sono destinate a durare nel tempo e, di conseguenza, il numero dei migranti non sarà destinato a diminuire se non ci saranno interventi di carattere politico, economico e di protezione direttamente nei loro Paesi.

2 - PRINCIPI E CONTESTO NORMATIVO

Per affrontare in modo adeguato il tema dei richiedenti asilo e rifugiati è indispensabile partire dal contesto normativo:

-           COSTITUZIONE ITALIANA ART 10: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

-           DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI (ONU-PARIGI 1948) Articolo 14: “Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite”.

-           CONVENZIONE DI GINEVRA ART.1 DEFINISCE I RIFUGIATI: “Chiunque  nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”.

-           CONVENZIONE DI DUBLINO E IL REGOLAMENTO DUBLINO III- 604/2013 stabilisce i criteri per l'esame delle domande presentate in uno degli stati EUROPEI. In sintesi il regolamento di Dublino III sul diritto d'asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce che una domanda d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III" del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta dello Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il primo ingresso nell'Unione europea.

-           A livello di norme nazionali: la direttiva QUALIFICHE 2011/95 CE – D.Lgs.18/2014, la direttiva PROCEDURE  2005/85/CE D.Lgs.25/2008, D.Lgs. 142/2015 (recepisce DIR. 2013/32 e 33 UE) che nel loro complesso definiscono i tre possibili tipi di ASILO:

o          LA PROTEZIONE INTERNAZIONALE (conflitti e persecuzioni , di diritto Internazionale)

o          LA PROTEZIONE SUSSUIDIARIA (grave danno  alla persona ed alla sua dignità, di diritto europeo)

o          PROTEZIONE UMANITARIA (per rilevanti esigenze umanitarie , di diritto Italiano) 

-           I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI Il minore straniero non accompagnato che abbia il fondato timore di subire persecuzioni nel suo paese può presentare domanda di protezione internazionale. Il tutore deve informare il minore di questa possibilità (Direttiva del Ministero dell’Interno sui minori non accompagnati richiedenti asilo Circolare esplicativa della Direttiva; Linee Guida sui minori rifugiati richiedenti asilo - Il 22 dicembre 2009, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha pubblicato le Linee Guida sui minori rifugiati o richiedenti asilo “Guidelines on International Protection No. 8: Child Asylum Claims under Articles 1(A)2 and 1(F) of the 1951 Convention and/or 1967 Protocol relating to the Status of Refugees”.

3 - IL SISTEMA DI ACCOGLIENZA DEI RICHIEDENTI ASILO E LA PROCEDURA: i CARA i CAS e lo SPRAR

Diversamente dalla prima consistente ondata del 2011 (Guerra Libica), in corrispondenza della quale lo Stato gestiva il diritto d’asilo e la Regione l'accoglienza, attualmente il numero di arrivi viene ripartito a livello territoriale in base ad Intesa tra Stato, Regioni ed Enti Locali territoriali dd.10.7.2014, mentre la gestione dell'accoglienza avviene, principalmente, in base alla CIRCOLARE MINISTERO INTERNI del 08/01/ 2014, che comprende anche uno schema di convenzione per Strutture Temporanee.

Le domande dei richiedenti protezione vengono esaminate dalle Commissioni territoriali: per il Veneto a Padova, Vicenza, Verona, Treviso (in attivazione).  Attendendo di andare alla commissione per essere ascoltati, i richiedenti protezione, se indigenti, hanno accesso a misure di accoglienza (D. Lgs. 142/2015).

La prima accoglienza è gestita dallo Stato/Governo nei CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), che sono 9 in tutta Italia. Tali centri sono chiamati ad ospitare i richiedenti asilo ammessi, o comunque presenti sul territorio nazionale, in attesa dell’esito della procedura di richiesta della protezione internazionale.

Poi i richiedenti sono accolti o nel circuito SPRAR Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, regolamentato con bandi nazionali che promuovono accoglienza programmata, tempi certi, controllo dell’impatto territoriale, insieme a regole di trasparenza e di rendicontazione analitica dei programmi e delle spese o in strutture temporanee denominate CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria attraverso convenzioni fra Gestore e Prefettura su schema nazionale).

ll Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli Enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli Enti Locali, con il prezioso supporto delle realtà del Terzo settore e dell’Associazionismo, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

Lo SPRAR dispone dunque di una rete di centri di "seconda accoglienza"; in origine non sarebbe finalizzato, come i Cda o i Cara, ad un'assistenza immediata di chi arriva in Italia, ma all'integrazione di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale. Oggi però anche lo SPRAR fa la prima accoglienza: dopo l'emergenza del Nord Africa e l'aumento dei flussi migratori, infatti, il Ministero dell'Interno ha cominciato a trasferire i richiedenti asilo appena arrivati direttamente nello SPRAR.

I CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) sono stati istituiti al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli Enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti ed ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza. Tali strutture sono individuate dalle Prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’Ente locale nel cui territorio la struttura è situata. La permanenza dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture seconda accoglienza.

L'Unione Europea partecipa alle spese per la gestione dei migranti. La Commissione Europea ha recentemente stanziato 2,4 miliardi di euro per i prossimi sei anni . La fetta più rilevante, circa 560 milioni, è riservata all'Italia. Mediamente nei Paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande d'asilo esaminate. In Italia il 58,5%. Il diritto internazionale, come detto, impone a ciascun Paese l'accoglienza dei richiedenti asilo fino all'accertamento -  o al diniego -  dello status di rifugiato.

Nel caso italiano la lunghezza dei tempi di valutazione delle richieste è uno dei punti critici, con effetti diretti sui tempi di permanenza nei centri di seconda accoglienza. Secondo la Guida pratica a cura del sistema SPRAR, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono svolgere l'audizione per il riconoscimento dell'asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi.

Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere entro 15 giorni al Tribunale. Il Tribunale decide nel merito entro tre mesi con sentenza. Una volta divenuta esecutiva la decisione, in caso di diniego, dovrebbe scattare l'espulsione dello straniero. L'espulsione, solitamente via aereo, è a carico dello Stato, con costi elevati.

4 - IL RUOLO DELLA POLITICA E DELLE ISTITUZIONI

Gli immigrati fuggono dai loro Paesi per necessità. Il tema dei richiedenti asilo e dei migranti è dunque un tema che deve essere affrontato a livelli diversi e comunque essenziali; a livello globale ed a livello locale.

La problematica è complessa. Questo tema interpella principalmente la politica che dovrebbe:

-           evitare di strumentalizzare il tema a fini elettorali;

-           individuare, per l’immediato, a partire dal quadro normativo vigente e da ragioni di umanità, soluzioni condivise ed ispirate dai principi della sussidiarietà, della solidarietà e dalla corresponsabilità fra gli Stati (in particolare all’interno dell’UE) fra le istituzioni (Stato, Regioni e Comuni). 

A riguardo, rispettivamente, dovranno trovare effettiva attuazione:

o          l’”Agenda Junker” approvata a maggio dello scorso anno, che  prevede (tra le altre cose) di distribuire i rifugiati fra gli Stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una ripartizione che tiene conto di quattro parametri: popolazione complessiva, PIL, tasso di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale;

o          Accordo tra il Ministero dell'Interno e l'Anci, recentemente sottoscritto, per programmare l'accoglienza dei migranti su tutto il territorio nazionale attraverso il quale il Ministero dell’Interno si impegna a non posizionare ulteriori strutture di emergenza nei Comuni che già fanno la propria parte e l'Associazione dei Sindaci si impegna ad allargare il numero delle città che aderiscono al sistema SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) con l’obiettivo di pianificare l'accoglienza e garantire una gestione più ordinata. E’ evidente che l’accoglienza diffusa, il modello più adeguato e meno impattante, si realizza se e solo se vi è un coinvolgimento diretto (e diffuso) dei Comuni considerato che il quadro normativo succitato non contempla deresponsabilizzazioni.

Peraltro i cittadini si sentono più tutelati da interventi strutturati e programmati piuttosto che da campi sovraffollati, controproducenti da molti punti di vista e che non si rivelano affatto temporanei;

o          Inserimento da parte delle Regioni del “target rifugiati” nelle programmazioni dei piani di inclusione sociale (finanziamenti alle Conferenze dei Sindaci);

o          Verifica della situazione dei minori non accompagnati perché vengano riconosciute ai Comuni le risorse per la copertura della spesa di accoglienza (obbligatoria);

-           ridurre nel medio e lungo periodo le condizioni di instabilità e ad evitare in ogni modo i conflitti.

Pare utile verificare, a livello normativo, l'opportunità di un decreto di assistenza temporanea, che tolga cioè la necessità di fare domanda di asilo a coloro che non ne hanno, in partenza, le condizioni.

Si ritiene importante anche che siano presi dei seri provvedimenti da parte dei Paesi europei verso chi specula e trae guadagni immensi sulla “tratta”, forse anche forzata, di questi migranti.

Fondamentali sono i processi formativi per promuovere una cittadinanza consapevole ed informata. Le Istituzioni, anche locali, dovrebbero promuovere azioni formative; la presenza dei richiedenti asilo è un’occasione ed una spinta alla riflessione.

5 - LA RETE NELLA COMUNITA’

Il tema dei richiedenti asilo e dei migranti è un tema che deve essere affrontato anche valorizzando lo strumento della rete e delle relazioni corresponsabili nella Comunità. Vi è infatti una responsabilità personale, sociale e civile e le famiglie devono sentirsi interpellate e direttamente partecipi.

E’ un’occasione per crescere e per uscirne rafforzati. In definitiva è un’occasione per riappropriarci della dimensione della Comunità. Negli ultimi anni c’è stato un processo di graduale delega alle Istituzioni; è ora il momento di ritrovare un protagonismo della Comunità. E’ anche occasione per riflettere sul nostro stile di vita e sul nostro modello socio-economico.

Importante è la rete di famiglie, Associazioni ed Enti locali; l’accoglienza deve essere diffusa; le strutture possono essere gestite anche con il supporto ed il coinvolgimento della Comunità. Esiste la necessità di preparare il territorio e di accrescere la consapevolezza e l’informazione, anche sui motivi che portano il richiedente asilo a rischiare la vita per trovare un approdo per la loro vita. Per questo e per fare luce su questo fenomeno sarebbe fondamentale ascoltare le testimonianza di questi ragazzi che fuggono, che subiscono violenza e che rischiano la vita.

La rete resta fondamentale per dare risposta a questo fenomeno, rete di persone, famiglie, associazioni ed istituzioni. Aspetto particolarmente importante è la formazione nelle scuole. A scuola bisogna parlare di questo fenomeno. Per l’accoglienza diffusa non basta considerare il numero di abitanti; bisogna considerare anche gli elementi di contesto.

Il migrante viene a trovarsi in un altro mondo; bisogna trasmettergli informazioni sui nostri stili di vita, sulla vita quotidiana, sulla nostra cultura e sulla nostra storia, in modo che possa realmente integrarsi.

6 – LA SITUAZIONE DEI RICHIEDENTI ASILO NELLA REGIONE VENETO

Il Veneto, teatro della recente rivolta del centro di prima accoglienza di Cona (Ve), fra le Regioni, è una fra le ultime nella distribuzione territoriale. Se nel campo di Cona, che ha meno di 3mila abitanti, sono ospitati oltre mille profughi, nel territorio della Città Metropolitana 21 comuni non ospitano neanche un migrante. Nel resto della Regione non va meglio. Nella provincia di Verona, più della metà dei comuni ha chiuso le porte. Nella caserma di Bagnoli di Sopra (Pd), comune di 3.600 abitanti in provincia di Padova, vivono 800 profughi. Poco più in là, Padova, con i suoi 206mila abitanti, ne ospita poco più di 460. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nella Regione sono ospitati 14.194 immigrati (l’8%), ma ben 250 Sindaci non ne accolgono neanche uno. E anche sul fronte dell’accoglienza programmata tramite il sistema SPRAR, il Veneto, con soli 524 posti, è una delle Regioni meno accoglienti. L’ immigrazione è ormai un tema politico e molti Sindaci non si prendono la responsabilità di essere loro stessi a portare gli immigrati sui territori. Così l’alternativa è l’accoglienza straordinaria a suon di bandi dei prefetti . E’ evidente che le esperienze negative di Cona (Ve), Eraclea (Ve) e Bagnoli (Pd), caratterizzate da affollamento ed eccessivo concentramento di richiedenti asilo, che generano situazioni negative per i migranti stessi e per le comunità ospitanti, si sono verificate anche perchè non tutti i Comuni hanno fatto la loro parte a proposito e pare fuori luogo addossare le responsabilità di tali situazioni ai Prefetti o allo Stato.

I Sindaci, su questi temi, sono oggettivamente condizionati. E sono esitanti a mettere in campo eventuali progetti anche perché l’aspetto normativo e la prassi nella gestione hanno ancora degli elementi indefiniti.

Ad esempio, cosa accade se i richiedenti non conseguono il riconoscimento della condizione di rifugiato ed il permesso; cosa succede dopo? Va ad alimentare gli illeciti comportamenti e la microcriminalità?

7 - LE ESPERIENZE NEL VENETO ORIENTALE

Anche gli Amministratori e la Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale sono chiamati a gestire questa realtà e risentono – evidentemente - della delicatezza e della “sensibilità” politica dell’argomento. Su questo tema non è facile articolare delle iniziative organiche tanto più che le esperienze di Cona (Ve) ed Eraclea (Ve) insistono sul territorio della Città Metropolitana.

Il Veneto Orientale vede quasi esclusivamente la presenza di CAS e di una variegata modalità di collaborazione fra Amministrazioni e Enti gestori dei Centri di Accoglienza.

I Comuni di Eraclea di San Donà di Piave, ad esempio, hanno attuato il programma SPRAR per n. 40 richiedenti asilo provenienti dalle operazioni di “Mare Nostrum”.

Esperienze interessanti sono quelle di Concordia Sagittaria, San Donà di Piave, Annone Veneto e Portogruaro che prevedono il coinvolgimento dei richiedenti asilo in attività volontarie di lavoro a beneficio della comunità locale, con o senza il coinvolgimento del Comune di riferimento, ma sempre con il coinvolgimento dei corpi intermedi, ossia della Associazioni di volontariato e di solidarietà sociale.

Esperienza interessante è stata quella di Portogruaro gestita direttamente dall’Associazionismo, senza un ruolo attivo del Comune, a supporto della cooperativa titolare del servizio, che ha prodotto l’accoglienza, nel luglio 2015, di un gruppo di ragazzi ospitati nella palestra della scuola superiore “Luzzatto” di Portogruaro, in alleggerimento della struttura di accoglienza di Eraclea. Tale esperienza, per la modalità innovativa e per le ricadute positive, è stato oggetto di cronaca nazionale delle maggiori testate giornalistiche.

Nella TABELLA 1 è rappresentata l’attuale distribuzione dei richiedenti asilo nei Comuni del Veneto Orientale con l’evidenza dei Comuni che non accolgono o che accolgono al di sotto o al di sopra della quota prevista (due immigrati per mille abitanti).

8 - AZIONI RITENUTE PRIORITARIE PER LA GESTIONE DEL FENOMENO

Dalla discussione avvenuta dopo le relazioni principali nei sottogruppi di lavoro sono emersi – in definitiva - alcuni elementi ritenuti prioritari per un avanzamento nella gestione del fenomeno: 

1.         Preparare il territorio ed accrescere la consapevolezza e la informazione sul fenomeno, anche sui motivi che portano i richiedenti asilo a rischiare la vita per trovare un approdo per la loro vita. Per questo e per fare luce su questo fenomeno sarebbe fondamentale ascoltare le testimonianza di questi ragazzi che fuggono, che subiscono violenza e che rischiano la vita.

2.         Creare le condizioni per realizzare progetti di accoglienza diffusa, con l’adesione del maggior numero possibile dei Comuni del Veneto Orientale, della Città Metropolitane e della Regione Veneto, stante la normativa internazionale, europea e nazionale che norma obblighi e competenze delle istituzioni ed in particolare degli Enti Locali. Con l’accoglienza diffusa ci sono le condizioni per l’accoglienza e per l’integrazione e si evitano le situazioni negative e critiche che si sono prodotte a Cona (Ve), Eraclea (Ve) e Bagnoli (Ve).

3.         All’interno di progetti ad accoglienza diffusa pare utile ed efficace dare priorità, laddove possibile, allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che garantisce l’impegno diretto del Comune, il supporto delle Associazioni e degli enti del terzo settore e garantiscono accoglienza integrata oltre a percorsi individuati di inserimento lavorativo. Tale sistema richiede, inoltre, un sistema di rendicontazione che risponda al criterio della trasparenza. Dovranno essere promossi, nella misura più ampia possibile, progetti di welfare generativo che vedono nella reciprocità il principio ordinatore in virtù del quale il soggetto destinatario di una provvidenza e di assistenza a sua volta offre una prestazione finalizzata ad un servizio utile alla comunità;

4.         Promuovere un approccio di rete. La rete resta fondamentale per dare risposta a questo fenomeno, rete di persone, famiglie, associazioni ed istituzioni, in particolare per:

-           preparare il territorio ed accrescere la consapevolezza e la informazione, anche sui motivi che portano i richiedenti asilo a rischiare la vita per trovare un approdo per la loro vita.

-           coinvolgere la scuola in questo percorso di informazione e di consapevolezza;

-           trasferire al migrante informazioni sui nostri stili di vita, sulla vita quotidiana sulla nostra cultura e sulla nostra storia, in modo che possa realmente integrarsi;

5.         Attivare per i richiedenti asilo progetti individualizzati, in ragione anche della verifica delle loro competenze, che preveda anche la conoscenza della lingua Italiana come seconda lingua, delle regole di convivenza civile, dei conseguenti diritti e dei doveri; supportare ma anche esigere. Tali progetti devono prevedere relazioni con la società civile. In questo il ruolo da protagonista dovrà essere mantenuto dal migrante richiedente asilo che potrà essere supportato nel definire il progetto e la prospettiva di vita ma che non potrà nè dovrà delegare ad altri l’assunzione delle decisioni e degli orientamenti consapevoli che riguardano il proprio futuro.

6.         Sul piano normativo vanno ridefinite procedure che accorcino i tempi fra la richiesta di asilo da parte del migrante e l’attestazione dei requisiti per il riconoscimento della condizione di soggetto con diritto alla protezione internazionale, con il rilascio del correlato permesso di soggiorno, così come va ridefinita la procedura di appello alla decisione assunta dalle commissioni territoriali. I tempi eccessivamente prolungati generano incertezza che è negativa sia per il richiedente asilo che per la comunità che lo ha temporaneamente accolto. Così come devono essere rese effettive le procedure susseguenti al diniego del riconoscimento della condizione di rifugiato. A questo riguardo dovrà essere previsto il potenziamento degli organici del personale di Prefetture e di Questure impegnato.

 

 Marango 20 febbraio 2017

 

FARE COMUNE

Monastero di Marango, Strada Durisi, 12 30021 Caorle (VE)

Giorgio Scatto 389 53 65 643 - Segreteria 0421 88142

farecomune2016@gmail.com

 



 
Comunicato_stampa_FARE_COMUNE_il_Fenomeno_delle_Migrazioni_.pdf

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FARE_COMUNE_Documento_Finale_su_Richiedenti_Asilo_e_Rifugiati_.pdf

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